Audiofilia

Audiofilia, detto cosi sembra quasi una malattia…
audiofilo: affetto da audiofilia.
Invece è la passione che avvinghia
una parte degli amanti della musica.

Gli audiofili amano ascoltare la musica il piu fedelmente possibile confrontato all’evento originale.
Da qui l’espressione: alta fedeltà.
In realta, nella gran parte dei casi tutto accade, tranne che ascoltare “fedelmente” ma questo è un altro paio di maniche..andiamo per gradi.

Musica acustica: tutti strumenti non amplificati e voce non amplificata.
Per questa musica dovrebbe essere semplice associare il vero suono del violino o pianoforte o di un mezzosoprano, in realtà non è cosi e ci arriveremo dopo.

Musica non acustica: musica amplificata.
Per questa categoria le cose si complicano notevolmente. L’ascoltatore di un impianto di riproduzione puo affermare di riconoscere la stessa profondità, tono, ampiezza di un basso elettrico durante un assolo di jaco pastorius e dire che quel evento sonoro è identico all’originale ascoltato in concerto? Nessuno, giacchè ogni diffusore amplificatore e distorsore associato al basso aggiunge nuove “musicalita” allo strumento che variano dall’elemento singolo applicato allo strumento.

Inoltre l’ambiente in cui avviene l’evento, aggiunge delle qualità sonore. Auditorium, teatri , concerti all’aperto o sale da musica da camera, etc etc…ogni ambiente farà suonare lo strumento in modo diverso. Anche conoscendo l’impronta tonale del violino, esso suonerà in modo diverso in funzione alla sala in cui suona. Figurarsi la chitarra di Eddie van Halen.
Una specie di “ubi et olim”.
Il tutto senza contare che la memoria “sonora” può tradire, chi ricorda come suona veramente l’organo della basilica dell’incoronata a capodimonte? Ecco allora che bisognerebbe eliminare i falsi idoli..senza scomodare Bacone, sembra una impresa eroica stabilire il proprio riferimento in tema di suoni che durano l’arco di una battuta di pentagramma.

Allora da alta fedeltà, diventa Alto Piacimento..Il miglior impianto di riproduzione e quello che ci piace di più…dopo di che la possiamo chiamare come ci pare.
Per assecondare l’ennesima follia umana e tramutarla in una fonte di guadagno per il produttore di apparecchi di riproduzione musicale, si è costruito l’ennesimo business che invita e costringe gli accumulatori seriali di apparecchi elettronici a spendere i propri soldi inopinatamente per farsi “lo stereo” e migliorarlo con cadenza annuale al fine di raggiungere la chimera dell’impianto “di riferimento”.

E’ una passione per uomini con portafogli capienti e grandi spazi casalinghi, mogli accondiscendenti e figli obbedienti alle rigorose regole del “non toccare”.
Ove questo non avvenga, l’esigenza di inserire in ambiente domestico gli oggetti del desiderio degli amanti della musica ben suonante è sempre stato un problema rilevante sia per i fruitori che per le imprese produttrici. Può essere definito un hobby di lusso, poiché i prezzi di un impianto di livello medio/basso non scende al di sotto dei 5000€.
Alcune aziende hanno pensato a diffusori ed impianti incassati nella parete che producano poco ingombro, ma con ovvi, scarsi risultati qualitativi.


Per aumentare le vendite di un mercato di per se di nicchia, si è cercato di dare forme e dimensioni agli apparecchi più simili a delle opere d’arte e di design che di alta fedeltà.
Gli amanti della musica ben suonata (c.d.audiofili), gradiscono apparecchi con lo stesso appeal del tavolo di frank lloyd wright o la poltrona di Charles Rennie Mackintosh per essere accettati da consorti, amici e parenti come parte integrante dell’arredo di casa. Altrimenti vengono relegati in una cantina polverosa in attesa di una casa più grande e di tempi migliori.
Per scongiurare tale ipotesi, l’impenitente audiofilo accetta compromessi di qualsiasi genere per poter godere ogni tanto di musica “come dico io” Come al solito il mercato si è adeguato alle aspettative del cliente con grande reattività, creando dei veri oggetti di culto.
Al fine di coniugare le esigenze estetiche e funzionali dell’inserimento in ambiente l’azienda italiana “The Varios” visionabile al sito HYPERLINK "http://www.thevarios.com/" http://www.thevarios.com/ con una gamma di prodotti esplicitamente indirizzati ai palati più esigenti, in termini di design e tecnologia applicata ai diffusori.

Ma il citato è solo l’ultimo di questi tentativi che vedono il loro precursore una ventina di anni fa nell’azienda leader del settore della alta fedeltà musicale la Bower & Wilkins, comunemente chiamata B&W ,che lanciò con grande clamore il loro diffusore di punta “Nautilus”, tutt’ora in produzione,

che necessita di grandi spazi e potenti elettroniche per esprimere tutte le sue potenzialità.
Gli amanti della “alta efficienza” possono contare su un design a tromba che è decisamente elegante ed inusuale. Poco spazio ai compromessi per Avantgarde, Living voice, e Cessaro (solo per citarne alcuni), ma

I prezzi lievitano a tal punto da essere paragonabili al prezzo di una berlina di alta cilindrata e ben oltre.
Merita menzione una azienda italiana, CDS Design, che produce da tempo diffusori con tanta professionalità e fantasia.
I giradischi, ancora in uso in molti impianti audiofili, stentano ad andare in pensione e sono bellissimi oggetti da esporre. Ma il feticcio per antonomasia e l’amplificatore a valvole; nell’era del digitale e delle connessioni wi-fi, l’audiofilo usa i triodi per amplificare i propri apparecchi.